Non
è facile quantificare il numero dei telelavoratori
in una nazione, in quanto dipende da chi si considera
"telelavoratore". Alcuni esperti affermano
che bisogna lavorare "per la maggior parte del
tempo" da casa, altri che basta lavorare "almeno
8 ore a settimana fuori dell'ufficio" (e quindi
non necessariamente da casa ma anche, ad esempio, presso
la sede di un cliente o quando si è in viaggio,
quindi in mobilità). Altri ancora tengono conto
dell'esistenza di un apposito contratto che citi il
telelavoro. I numeri, quindi, possono variare molto
in considerazione della definizione adottata.
E'
bene distinguere i "telelavoratori" , termine
con il quale si considera un occupato, dipendente o
lavoratore autonomo, che lavora fuori dall’ufficio
tradizionale (a casa, da un telecentro, da un ufficio
remoto) per almeno un giorno a settimana utilizzando
le tecnologie ICT per rimanere in contatto con l’azienda,
dai "telelavoratori occasionali" persone che
telelavorano saltuariamente, mediamente per meno di
un giorno a settimana e sono spesso senza specifici
contratti che definiscono il loro status.
Perché si sceglie di "telelavorare"?
Se
si è lavoratori dipendenti o "para-dipendenti"
la molla principale, almeno all'inizio, è la
distanza dal luogo di lavoro o le condizioni famigliari
che rendono difficile assentarsi per molte ore da casa.
Poi subentra una forte gratificazione per l'autonomia
che il telelavoro rende possibile, ad esempio in termini
di flessibilità nella gestione del tempo di lavoro.
I
lavoratori autonomi, invece, trovano nel telelavoro
un modo non solo di conciliare lavoro e vita privata,
ma anche un efficace sistema per ridurre i costi, ad
esempio attrezzando ad ufficio una stanza dell'appartamento,
per espandere la loro sfera di operatività geografica,
per tenere meglio i contatti con i clienti.
Quali sono le professioni-tipo dei telelavoratori?
Tutte
quelle che non richiedono la manipolazione di beni fisici,
si svolgono o possono svolgersi con l'ausilio di un
computer e per i quali non è utile una presenza
continuativa in ufficio. La lista è quindi lunghissima:
traduttori, addetti all'inserimento dati, programmatori,
addetti ai call center, venditori e rappresentanti che
visitano i clienti, impiegati che trattano pratiche
burocratiche. Ci sono poi tutte le professioni legate
al Web e a Internet per le quali spesso il telelavoro
è l'unico modo di lavorare.
Anche
il lavoro che state facendo ora (leggere una FAQ sul
telelavoro) è un lavoro a distanza.
Il telelavoro è in aumento? Si possono
creare, così, nuovi posti di lavoro?
Si,
è in aumento. Nel 1994 in Italia i telelavoratori
erano 97.000, nel 1999 720.000, oggi superano i 2 milioni.
Sulla
questione occupazionale la risposta è più
articolata. Il telelavoro può creare nuovi posti
di lavoro grazie alla flessibilizzazione dei tempi,
e probabilmente lo ha fatto nel settore delle Tecnologie
dell'Informazione. Ma esso si è caratterizzato
sinora più come un meccanismo di sostituzione
di lavoro tradizionale, svolto tra le pareti dell'ufficio,
con lavoro remotizzato a domicilio. Si tratta di un
processo che le aziende applicano ai dipendenti esistenti,
già in forza nelle unità produttive. Ciò
significa, in estrema sintesi, che la potenzialità
del telelavoro di creare nuova occupazione non si sta
dispiegando. Lo dimostrano la gran parte dei contratti
aziendali di telelavoro stipulati in Europa, che si
riferiscono quasi sempre a lavoratori interni e non
a nuovi assunti.
Le
aziende sembrano restie ad assumere, se non per periodi
determinati, personale direttamente in telelavoro. Ciò
avviene in quanto le aziende, in assenza di normative
e standard specifici, non dispongono, nelle loro normali
prassi lavorative, di strumenti di verifica del lavoro
svolto, né esistono sistemi di garanzia e di
screening che attestino in maniera inequivocabile le
abilità dei telelavoratori e mettano al riparo
i datori di lavoro da eventuali errori nella scelta
e selezione dei potenziali assunti in telelavoro.
La
sfida della job creation è globale e anche la
"caccia" al lavoro lo diventa. Non basta più
essere ottimi professionisti bisogna anche saper comunicare
in lingue diverse, utilizzando le tecnologie più
appropiate.
Vantaggi e svantaggi del telelavoro
I
principali vantaggi per il lavoratore sono
Diminuzione del tempo dedicato
agli spostamenti inutili per raggiungere l'ufficio
Possibilità di lavorare in maniera flessibile,
secondo le proprie disponibilità temporali
(e, perché no, secondo i propri bioritmi. Chi
ha detto che tutti lavoriamo al meglio dalle 9 alle
17?)
Aumento del tempo libero, come conseguenza della riduzione
dei tempi di trasporto
Essere controllato, nel lavoro, per obiettivi anziché
per il tempo passato in ufficio
I
possibili svantaggi sono
Per i lavoratori dipendenti essere lontani dall'ufficio,
specialmente se si lavora in un'azienda tradizionale,
può portare una minore visibilità e
quindi meno occasioni di carriera.
Lavorare spesso da casa può portare a un maggiore
isolamento, a causa della riduzione della vita relazionale
esterna. Per cui è bene tornare di tanto in
tanto in ufficio, e coltivare amicizie extra-lavorative.
Alcuni, poi, per dimostrare che "meritano il
telelavoro", cadono nella cosidetta "sindrome
del Workhaolic" si inizia a lavorare sempre di
più e si trascurano gli altri aspetti della
vita. Per evitare questa conseguenza negativa, però,
basta ricreare anche a casa una distinzione spaziale
tra lavoro e non lavoro (ad esempio tenendo il computer
in una stanza dedicata, che a fine lavoro si può
chiudere).
Non c'è il rischio che il telelavoratore
in casa, soprattutto se ha famiglia, e magari è
una donna, non riesca a ritagliarsi gli spazi di cui
ha bisogno?
Il
rischio, ovviamente, è sempre presente. E' bene
pensare di telelavorare da casa per curare meglio i
propri familiari, ma non per licenziare la baby-sitter.
Questo doppio lavoro potrebbe diventare una trappola
dalla quale è difficile uscire. Anche le aziende
conoscono la pericolosità di tali comportamenti.
Si può elencare una serie di categorie di persone
per le quali il telelavoro si propone come una valida
alternativa, spiegandone i motivi? (es. disabili, mamme....)
Crediamo
che il telelavoro sia adatto, più che a categorie
specifiche, a tutti coloro che hanno la necessità
di far collimare meglio i propri tempi di lavoro con
altri interessi. E' evidente che in tale categoria rientrano
un po' tutti, e chi ha figli piccoli in particolare.
Il telelavoro è anche particolarmente adatto
a coloro che, afflitti da disabilità congenite,
ovvero acquisite o progressive, si trovano in estrema
difficoltà non tanto nello svolgere un lavoro,
quanto nel recarsi in ufficio per farlo. I computer
sono oggi "user-friendly" anche per un disabile
e, ad esempio, un non vedente, usando la sintesi vocale
e le tastiere braille è perfettamente in grado
di leggere quanto appare sullo schermo e scrivere note,
appunti, libri interi. A queste categorie il telelavoro
apre un nuovo mondo di opportunità in rete: emergono
le abilità delle persone, non le loro disabilità.
Questa domanda completa la precedente: si può
indicare a quali persone il telelavoro non è
consigliato e perché?
Lle
aziende devono considerare 4 aspetti principali quando
decidono di adottare il telelavoro e nella scelta dei
telelavoratori:
1)
l'insieme dei compiti dei telelavoratori. Non vi sarebbe
nulla di più disastroso che permettere di telelavorare
ad alcuni senza poi dargli la concreta possibilità
di svolgere i compiti assegnati;
2)
Il contesto organizzativo. Ad esempio, sarebbe insensato
introdurre il telelavoro su base generale in una organizzazione
che non ha ancora implementato la connessione in rete
(e-mail, discussioni on line, bacheche on line, etc.)
in modo soddisfacente, o in una organizzazione dove
l'approccio della dirigenza è burocratico e fortemente
gerarchico. Il telelavoro funziona meglio dove esiste
una efficace connessione in rete, dove gli impiegati
sono stimolati ad agire e pensare da soli, dove la dirigenza
è interessata ai risultati e non alla presenza.
3)
L'ambiente domestico (casa e famiglia). E' difficile
telelavorare in modo efficace se il compito richiede
grande concentrazione mentre l'ambiente domestico è
un piccolo appartamento, con figli vivaci, muri sottili
e vicini rumorosi.
4)
La personalità, l'esperienza e le preferenze
dell'individuo. Ad esempio un giovane scapolo può
preferire andare a lavorare in un ufficio rumoroso nel
centro della città, ove avrà molte opportunità
per socializzare e creare nuovi contatti, piuttosto
che lavorare a casa in una periferia tranquilla. Una
persona più matura con un felice rapporto familiare
al contrario può preferire lavorare a casa ed
essere disponibile sul posto per attività sociali
a cui dedicarsi durante la prima parte della serata
piuttosto che fare ancora il pendolare.
Ciò
detto, va ricordato che in tutto il mondo il telelavoro
è volontario e reversibile. Quindi chi telelavora
ha scelto liberamente di farlo e può smettere
quando si accorge che non va più bene per lui
o lei.
ConsultingLAB.
L’innovazione al servizio della tradizione.